Ciao!
Oggi sono andato ad una lezione di storia tenuta da Arte In Campo (Genova). La lezione di storia dell'arte era dedicata a Gustave Courbet del quale, pensavo di sapere già tutto. Ed invece è emerso un lato che non mi aspettavo..(NB mi soffermerò più che altro su gli aspetti di Courbet che ho ignorato negli altri post. Gli altri post sul pittore sono disponibili qua). Buona lettura!
Tutto inizia in Franca dopo la rivoluzione del 1848 la quale vede la nascita del Realismo che coinvolge tre ambiti: culturale, letterario (Balzac) e Artistico (Courbet). Il campo d'indagine principale del realismo è la vita quotidiana con particolar occhio alle classi più umili. Sempre nel 1848 Marx pubblica il manifesto del partito comunista dove il proletariato non è più oggetto ma diviene soggetto della storia ed inizia ad acquistare una coscienza di classe.
"senza la rivoluzione del '48, non ci sarebbe stata la mia pittura" dice Courbet. La sua pittura escluderà soggetti mitologici, religiosi e letterari e si concentrerà sulla realtà contemporanea.
Da sinistra verso destra. Courbet romantico (prima di passare al realismo era un pittore romantico), in basso (spostandoci al centro) Courbet in una fotografia di Nadar, a sinistra invece una sua caricatura (beveva molta birra ed era una persona di grossa corporatura). In alto un autoritratto Lo Scapigliato.
In merito alla sua arte, Courbet dirà "ho innalzato una barriera che verrà chiamata dell'arte realista". Courbet (essendo di sinistra) simpatizzerà con il filosofo anarchico Prudhon (foto qua sotto)
Le opere maggiori di Courbet saranno gli spaccapietre (1849 - andato distrutto a Dresda - 1,40 x 3,00). Questo quadro si può dire che sia il manifesto del realismo. Quest'opera nasce direttamente dalla realtà osservando due spaccapietre reali ed invitandoli a posare nel suo studio. In questo quadro Courbet sottolinea una vita fatta di sofferenza che si trasmette di generazione in generazione. Non ci sono volti come a dire che questi due operai anonimi possono benissimo rappresentare la classe operaia e l'ombra che il monte proietta sull'erba (salvo uno spiraglio) rende drammatica la scena. (qua sotto un disegno preparatorio).
Courbet, vedendosi i suoi quadri rifiutati dalle mostre ufficiali, decide di farne una a sue spese nel quale esporre i quadri e spiegare le sue scelte. La mostra gli costa 25.000 franchi (una cifra allucinante per quei tempi). Ovviamente la mostra è un'insuccesso.
La donna in questione si chiama Johanna Hiffernan, ed è irlandese. Courbet ritrae la sua donna allo specchio facendola diventare simbolo della vanità.
Baudelaire
In quest'opera qua sopra (chiamata Buongiorno signor Courbet), un pittore incontra il signor Bruyas, suo mecenate e ricco banchiere, il quale (in segno di rispetto) si toglie il cappello. Ovviamente il pittore è Courbet. Il quadro è bello in quanto i colori sono chiari ma non è dipinto all'aria aperta ma nello studio. Questo quadro verrà poi ripreso da Gauguin il quale dipingerà Buongiorno signor Gaugin. Solo che la donna che il pittore incontra è la morte e solo un cancello gli tiene separati (foto qua sotto).
Il ritorno dei contadini dal mercato (Courbet)
La pittura - diceva Courbet - non è immaginazione, l'artista è testimone del suo tempo. La pittura è la testimonianza del presente -
Di Courbet possiamo dire che fu un pittore prima con tematiche sociali, poi con tematiche scandalose (l'origine del mondo, il Sonno o pigrizia e lussuria con una scena di amore lesbo che all'epoca fece scalpore e dove una delle due donne è la sua donna irlandese) e anche il quadro ragazze sulla riva della senna (foto qua sotto con anche il disegno preparatorio). Infine ci fu il Courbet paesaggista.
Ragazza con cagnolino
Tornato ad Ornans, il pittore inizia ad immergersi nella natura luogo di rigenerazione spirituale.
I Bracconieri
Bosco con caprioli
Poi Courbet si trasferirà ad Etretat (1869?) laddove realizzerà degli splendidi paesaggi marini che anticiperanno di un decennio le idee dell'impressionismo (Monet)
L'onda
Marina ad Etretat
La scogliera di Etretat
Nel 1870, Courbet parteciperà alla comune di Parigi (dopo il crollo di Napoleone III) che si tratterà di un'esperimento comunista che durerà solo qualche mese. Durante questi mesi, il pittore sosterrà la distruzione di una colonna che celebra i fasti di Napoleone III. Caduto in disgrazia (con il ritorno del potere "normale") Courbet, condannato a pagare i costi della distruzione, sceglierà la via dell'esilio a Ginevra.
Prima di morire dipinge gli ultimi suoi quadri tipo la Trota (qua sotto) con il quale il pittore vuole rappresentare il suo stato d'animo (morente)
Il pittore muore a Ginevra nel 1877.
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giovedì 13 febbraio 2014
giovedì 7 febbraio 2013
Jean Francois Millet
Jean Francois Millet (JFM) (1814 - 1875)
Jean Francois Millet, definito anche il pittore dei contadini della vita dei campi. Dal 1857 al 1859 dipinge l'Angelus, quadro nato da un ricordo d'infanzia. Scrive il pittore "l'Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravo nei campi e mia nonna ogni volta che sentiva il rintocco della campana ci faceva smettere per recitare l'Angelus in memoria dei poveri defunti".
La scena del quadro è ambientata nella campagna di Barbinzon, zona a cui era legato il pittore (essendo della scuola di Barbizon). Millet era un realista (il 3° grande protagonista del realismo) e ha rappresentato la religiosità del lavoro a differenza di Courbet che ha rappresentato il dramma del lavoro (tipo gli spaccapietre).
Millet rappresenta i ritmi immutabili che scandiscono il lavoro dei campi. Il quadro divenne poi un'ossessione per Salvador Dalì (e anche per Van Gogh) tanto che Dalì ne scriverà un libro intitolato IL mito tragico dell'Angelus di Millet. Nel 1963 Dalì chiese ed ottenne che il Louvre facesse delle analisi radiografiche che rivelarono quello che Dalì aveva intuito: al posto della cesta, Millet aveva dipinto inizialmente una piccola bara.
Per Dalì i due contadini sono in raccoglimento e stanno pregando sulla piccola bara del loro figlio. Salvador Dalì fece poi un'altro quadro che prese riferimento dall'Angelus intitolato L'Angelus di Gala. In questo quadro, la donna del dipinto è diventata una mantide religiosa (o quanto meno è più grande del marito e sembra incombere su di lui)che sta per divorare il marito e la testa di Gala (che è seduta davanti al quadro e una sua copia dà le spalle allo spettatore) invade il quadro di Millet appeso alla parete ( credo che Dalì volesse dire che Gala era la Mantide).
Jean Francois Millet, definito anche il pittore dei contadini della vita dei campi. Dal 1857 al 1859 dipinge l'Angelus, quadro nato da un ricordo d'infanzia. Scrive il pittore "l'Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravo nei campi e mia nonna ogni volta che sentiva il rintocco della campana ci faceva smettere per recitare l'Angelus in memoria dei poveri defunti".
La scena del quadro è ambientata nella campagna di Barbinzon, zona a cui era legato il pittore (essendo della scuola di Barbizon). Millet era un realista (il 3° grande protagonista del realismo) e ha rappresentato la religiosità del lavoro a differenza di Courbet che ha rappresentato il dramma del lavoro (tipo gli spaccapietre).
Millet rappresenta i ritmi immutabili che scandiscono il lavoro dei campi. Il quadro divenne poi un'ossessione per Salvador Dalì (e anche per Van Gogh) tanto che Dalì ne scriverà un libro intitolato IL mito tragico dell'Angelus di Millet. Nel 1963 Dalì chiese ed ottenne che il Louvre facesse delle analisi radiografiche che rivelarono quello che Dalì aveva intuito: al posto della cesta, Millet aveva dipinto inizialmente una piccola bara.
Per Dalì i due contadini sono in raccoglimento e stanno pregando sulla piccola bara del loro figlio. Salvador Dalì fece poi un'altro quadro che prese riferimento dall'Angelus intitolato L'Angelus di Gala. In questo quadro, la donna del dipinto è diventata una mantide religiosa (o quanto meno è più grande del marito e sembra incombere su di lui)che sta per divorare il marito e la testa di Gala (che è seduta davanti al quadro e una sua copia dà le spalle allo spettatore) invade il quadro di Millet appeso alla parete ( credo che Dalì volesse dire che Gala era la Mantide).
mercoledì 6 febbraio 2013
Honorè Daumier - 2° parte
Ciao a tutti!
Grazie agli appunti che una mia compagna mi ha passato, eccovi la seconda parte di Honorè Daumier....
Il Vagone di Terza Classe (1866)
Due versioni, una non finita (dove si nota la quadrettatura) e una finita. Honorè Daumier ha rappresentato una situazione di disagio: un gruppo di persone che affollano un vagone ferroviario illuminati dalla luce che proviene da sinistra.
1° Piano: Famiglia di contadini: la donna anziana con il volto segnato dal tempo ed il volto malinconico, sguardo perso nel vuoto. Si rivela stanchezza e mal di vivere. Ai lati una giovane che allatta il bambino ed un ragazzino in ombra, distrutto dalla fatica.
Le 3 figure rappresentano le età dell'uomo. Questo quadro, dal profondo realismo, sarà molto apprezzato da Van Gogh, che se ne ricorderà nel suo "I mangiatori di patate - 1885" capolinea del periodo olandese di Vicent - lo dice nelle lettere a Theo). Lo sguardo di Courbet e di Honorè Daumier si posa sulle classi più umili.
Daumier ha contribuito al rinnovamento della scultura a metà dell'800.
Il suo capolavoro è RATAPOIL che è una spia di Napoleone III che trama nell'ombra per rovesciare la Repubblica (1851). Volto torvo, sinistro, sembra un corvo. Il modellato è irregolare, grezzo, sfatto, molto diverso dalle forme lisci e regolari di Canova. E' in bronzo, una scultura fatta di sporgenze e di rientranze con molti effetti di chiaroscuro. Ratapoil è il punto di partenza del rinnovamento della scultura della frammentazione della forma plastica, che giungerà fino a Bocconi (forme uniche nella continuità dello spazio).
Bocconi = rappresenta l'uomo meccanico in movimento in cui il corpo si frantuma, si scompone, si spezzettano la figura in piani. La figura perde la sua unità e si scompone in piani, con ricordo della scomposizione cubista, ma in modo dinamico. Dinamismo Universale = Futurismo
Grazie agli appunti che una mia compagna mi ha passato, eccovi la seconda parte di Honorè Daumier....
Il Vagone di Terza Classe (1866)
Due versioni, una non finita (dove si nota la quadrettatura) e una finita. Honorè Daumier ha rappresentato una situazione di disagio: un gruppo di persone che affollano un vagone ferroviario illuminati dalla luce che proviene da sinistra.
1° Piano: Famiglia di contadini: la donna anziana con il volto segnato dal tempo ed il volto malinconico, sguardo perso nel vuoto. Si rivela stanchezza e mal di vivere. Ai lati una giovane che allatta il bambino ed un ragazzino in ombra, distrutto dalla fatica.
Le 3 figure rappresentano le età dell'uomo. Questo quadro, dal profondo realismo, sarà molto apprezzato da Van Gogh, che se ne ricorderà nel suo "I mangiatori di patate - 1885" capolinea del periodo olandese di Vicent - lo dice nelle lettere a Theo). Lo sguardo di Courbet e di Honorè Daumier si posa sulle classi più umili.
Daumier ha contribuito al rinnovamento della scultura a metà dell'800.
Il suo capolavoro è RATAPOIL che è una spia di Napoleone III che trama nell'ombra per rovesciare la Repubblica (1851). Volto torvo, sinistro, sembra un corvo. Il modellato è irregolare, grezzo, sfatto, molto diverso dalle forme lisci e regolari di Canova. E' in bronzo, una scultura fatta di sporgenze e di rientranze con molti effetti di chiaroscuro. Ratapoil è il punto di partenza del rinnovamento della scultura della frammentazione della forma plastica, che giungerà fino a Bocconi (forme uniche nella continuità dello spazio).
Bocconi = rappresenta l'uomo meccanico in movimento in cui il corpo si frantuma, si scompone, si spezzettano la figura in piani. La figura perde la sua unità e si scompone in piani, con ricordo della scomposizione cubista, ma in modo dinamico. Dinamismo Universale = Futurismo
venerdì 25 gennaio 2013
Honorè Daumier
Honorè Daumier (1808 - 1879)
E' stato, assieme a Courbet, uno dei massimi pittori realisti in Francia. Inizia la carriera come illustratore e come caricaturista collaborando con due riviste satiriche "Le Caricature" e "Le Charivari" dirette entrambe da Philipon. Daumier inventa la satira politica di cui il re (Luigi Filippo d'Orleans) diventa il principale bersaglio assieme al parlamento e ai suoi ministri. Nel 1835 viene abolita la libertà di stampa e Daumier è costretto ad occuparsi solo della satira di costume eseguendo migliaia di litografie.
Litografia: stampa su pietra levigata (diversa dalla tecnica dell'acquaforti che prevede l'incisione tramite acido) in cui si disegna con una matita grassa che assorbe l'inchiostro che poi viene messo sopra (mentre nel resto della pietra scivola via). La tecnica della litografia nasce alla fine del '700.
Daumier inizia a dipingere solo dopo il 1848. Uno dei quadri o stampe da lui fatte è Il passato, Presente e Futuro (il quadro non è nel programma)
in cui c'è un triplice ritratto del re francese che assomiglia ad una pera. Il pittore lo fa ispirandosi a un quadro di Tiziano che rappresenta le tre età dell'uomo.
I ministri del regno -> altra caricatura dei ministri i cui volti sembrano delle maschere di carnevale con al centro la testa del re (neanche questa in programma e non reperibile in rete).
Daumier dipinge anche Gargantua (storia del gigante mangione nel poema epico di Rabelaìs) in cui però il gigante è il re nell'atto di affamare il popolo mentre defeca diplomi ed onorificenze per i suoi sostenitori.
Un'altro quadro (o stampa?) da lui fatto è "Il corpo legislativo", che è uno spaccato del parlamento francese sotto il regno di Filippo d'Orlenas
Daumier poi infine realizza un quadro per denunciare una sommossa soffocata nel sangue dalla polizia a Lione con "Rue Transnonain" (15 aprile 1834).
La figura in scorcio viene presa come modello di ispirazione poi dal Mantegna per il suo Cristo Morto.
Un'altro suo quadro (o stampa) è stata "Libertà di stampa" nella quale il tipografo è al centro della composizione pronto alla lotta per difendere la libertà di stampa (scritta per terra). Alla sua sinistra dei poliziotti o soldati e dall'altra parte un'uomo che con la coccarda rappresenta lo stato (e che cerca di mettere le mani addosso all'uomo) viene bloccato da due persone.
Daumier è stato anche un grande scultore, ed è stato il principale protagonista nella metà del '800 del rinnovamento della scultura eseguendo una trentina di piccoli busti in terra cruda (non cotta in forno ma essiccata al sole) colorata alti dai 9 a i 15 cm che rappresentano per lo più ministri e parlamentari del regno. Le prime caricature tridimensionali.
Nel 1849, Daumier disegna "Ecce Homo" (nel programma) o chiamato anche "Noi vogliamo Barabba"
Il quadro (i cui colori originali sono quelli scuri e non quelli chiari) rappresenta Pilato indicare Gesù con Barabba sulla destra in ombra e la folla mostruosa sotto. Questo quadro in cui le figure sono molto semplificate e la pennellata è fluida è un'allegoria religiosa.
Daumier voleva rappresentare una folla disumanizzata e manovrata da Pilato (cioè dal potere politico) che diventa uno strumento del potere. Il quadro è monocromo e l'unica figura che mantiene la sua dignità è quella di Gesù che è l'Agnello Sacrificale
E' stato, assieme a Courbet, uno dei massimi pittori realisti in Francia. Inizia la carriera come illustratore e come caricaturista collaborando con due riviste satiriche "Le Caricature" e "Le Charivari" dirette entrambe da Philipon. Daumier inventa la satira politica di cui il re (Luigi Filippo d'Orleans) diventa il principale bersaglio assieme al parlamento e ai suoi ministri. Nel 1835 viene abolita la libertà di stampa e Daumier è costretto ad occuparsi solo della satira di costume eseguendo migliaia di litografie.
Litografia: stampa su pietra levigata (diversa dalla tecnica dell'acquaforti che prevede l'incisione tramite acido) in cui si disegna con una matita grassa che assorbe l'inchiostro che poi viene messo sopra (mentre nel resto della pietra scivola via). La tecnica della litografia nasce alla fine del '700.
Daumier inizia a dipingere solo dopo il 1848. Uno dei quadri o stampe da lui fatte è Il passato, Presente e Futuro (il quadro non è nel programma)
in cui c'è un triplice ritratto del re francese che assomiglia ad una pera. Il pittore lo fa ispirandosi a un quadro di Tiziano che rappresenta le tre età dell'uomo.
I ministri del regno -> altra caricatura dei ministri i cui volti sembrano delle maschere di carnevale con al centro la testa del re (neanche questa in programma e non reperibile in rete).
Daumier dipinge anche Gargantua (storia del gigante mangione nel poema epico di Rabelaìs) in cui però il gigante è il re nell'atto di affamare il popolo mentre defeca diplomi ed onorificenze per i suoi sostenitori.
Un'altro quadro (o stampa?) da lui fatto è "Il corpo legislativo", che è uno spaccato del parlamento francese sotto il regno di Filippo d'Orlenas
Daumier poi infine realizza un quadro per denunciare una sommossa soffocata nel sangue dalla polizia a Lione con "Rue Transnonain" (15 aprile 1834).
La figura in scorcio viene presa come modello di ispirazione poi dal Mantegna per il suo Cristo Morto.
Un'altro suo quadro (o stampa) è stata "Libertà di stampa" nella quale il tipografo è al centro della composizione pronto alla lotta per difendere la libertà di stampa (scritta per terra). Alla sua sinistra dei poliziotti o soldati e dall'altra parte un'uomo che con la coccarda rappresenta lo stato (e che cerca di mettere le mani addosso all'uomo) viene bloccato da due persone.
Daumier è stato anche un grande scultore, ed è stato il principale protagonista nella metà del '800 del rinnovamento della scultura eseguendo una trentina di piccoli busti in terra cruda (non cotta in forno ma essiccata al sole) colorata alti dai 9 a i 15 cm che rappresentano per lo più ministri e parlamentari del regno. Le prime caricature tridimensionali.
Nel 1849, Daumier disegna "Ecce Homo" (nel programma) o chiamato anche "Noi vogliamo Barabba"
Il quadro (i cui colori originali sono quelli scuri e non quelli chiari) rappresenta Pilato indicare Gesù con Barabba sulla destra in ombra e la folla mostruosa sotto. Questo quadro in cui le figure sono molto semplificate e la pennellata è fluida è un'allegoria religiosa.
Daumier voleva rappresentare una folla disumanizzata e manovrata da Pilato (cioè dal potere politico) che diventa uno strumento del potere. Il quadro è monocromo e l'unica figura che mantiene la sua dignità è quella di Gesù che è l'Agnello Sacrificale
mercoledì 16 gennaio 2013
Gustave Courbet
Gustave Courbet (1819 Ornans - 1877 Ginevra - morto in esilio)
Autoritratto
Nato da una famiglia di agiati proprietari terrieri ad Ornans (contea vicina con il confine svizzero), iniziò a disegnare opere legate al romanticismo cambiò idea. Nella sua biografia (scritta in terza persona), il pittore dice:
"..dopo aver discusso degli errori dei romantici e dei classici, levò una bandiera che si chiama arte realista..."
Per le sue scelte artistiche realiste fondamentali furono le amicizie con Baudelaire, con Pierre Joseph Proudhon e Champfleury (pseudonimo di Jules François Felix Fleury-Husson) e la rivolta popolare del 1848 che segnarono l'inizio della pittura realista di Courbet che scrisse...
"..senza la rivoluzione del 1848, non ci sarebbe stata la mia pittura realista popolare.."
Il pittore rifiutò di dipingere soggetti religiosi, mitologici e di storia del passato per concentrarsi solo sulla realtà contemporanea.
"..la pittura è un'arte concreta, può consistere solo nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti...."
"..è un linguaggio fisico che ha per vocaboli tutti gli oggetti visibili.(l'arte).."
"..un'oggetto astratto invisibile che non esiste nella realtà è estraneo alla pittura.."
Courbet aveva un comportamento ribelle, trasgressivo e spregiudicato.
Gli Spaccapietre 1849 (nel programma)
Quest'opera può essere considerata il manifesto della pittura realista. Di 2 metri X 3 raffigura due operai intenti a spaccare la pietra. Andata perduta nel bombardamento di Dresda(grazie al cielo documentata, mostra la realtà in modo drammatico mostrando le condizioni delle classi più umili. Il pittore osserva degli operai che lavoravano sul ciglio della strada e li invita a posare nel suo studio. Dipingendoli a grandezza naturale in spregio a tutte le regole accademiche di quel periodo che volevano i quadri grandi per soggetti importanti.
Courbet è debitore di Gericault "..tutti noi (realisti) siamo saliti sulla zattera della medusa.." proprio perchè Gericault aveva rappresentato dei disperati con un quadro gigante.
Proudhon considerò gli spaccapietre come una critica alla civiltà occidentale che trasformava l'uomo in un'automa nella meccanica ripetizione degli stessi gesti.
I volti dei protagonisti non si vedono, sono come degli automi...possono anche essere interpretati come figure simboliche. Per loro non c'è nessuna speranza di un futuro migliore (perchè lo sfondo del quadro è quasi tutto buio .. tranne un piccolo sprazzo di cielo a destra)
Funerale ad Ornans (o sepoltura) 1849
Un quadro di 3,14 metri per 6,64m. Dipinto nel granaio del nonno perchè in studio non ci stava. Il soggetto è la sepoltura di un contadino, forse un parente di Ornans. Nel quadro ci sono 50 figure tutte dipinte a grandezza naturale e tutte riconoscibili. I volti ritratti sono di amici, parenti del pittore dei concittadini che arrivarono a pagare per essere ritratti.
Questo dipinto generò una polemica (e fu rifiutato all'esposizione internazionale di Parigi nel 1855 assieme agli Spaccapietre) perchè un cane che sembra capitato lì per caso, è stato dipinto in un posto di rilievo (in mezzo e davanti). Inoltre lo spettatore aveva come l'impressione di cadere nella fossa (perchè non c'erano ostacoli tra lo spettatore e la fossa) e lo scandalo ci fu anche per l'uso del grande formato usato per raffigurare una scena di vita contemporanea in spregio a tutte le gerarchie.
Infine un'altra fonte di polemica fu il viso delle donne tutto rugoso
Ritratto di Pierre-Joseph Proudhon
Autoritratto
Nato da una famiglia di agiati proprietari terrieri ad Ornans (contea vicina con il confine svizzero), iniziò a disegnare opere legate al romanticismo cambiò idea. Nella sua biografia (scritta in terza persona), il pittore dice:
"..dopo aver discusso degli errori dei romantici e dei classici, levò una bandiera che si chiama arte realista..."
Per le sue scelte artistiche realiste fondamentali furono le amicizie con Baudelaire, con Pierre Joseph Proudhon e Champfleury (pseudonimo di Jules François Felix Fleury-Husson) e la rivolta popolare del 1848 che segnarono l'inizio della pittura realista di Courbet che scrisse...
"..senza la rivoluzione del 1848, non ci sarebbe stata la mia pittura realista popolare.."
Il pittore rifiutò di dipingere soggetti religiosi, mitologici e di storia del passato per concentrarsi solo sulla realtà contemporanea.
"..la pittura è un'arte concreta, può consistere solo nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti...."
"..è un linguaggio fisico che ha per vocaboli tutti gli oggetti visibili.(l'arte).."
"..un'oggetto astratto invisibile che non esiste nella realtà è estraneo alla pittura.."
Courbet aveva un comportamento ribelle, trasgressivo e spregiudicato.
Gli Spaccapietre 1849 (nel programma)
Quest'opera può essere considerata il manifesto della pittura realista. Di 2 metri X 3 raffigura due operai intenti a spaccare la pietra. Andata perduta nel bombardamento di Dresda(grazie al cielo documentata, mostra la realtà in modo drammatico mostrando le condizioni delle classi più umili. Il pittore osserva degli operai che lavoravano sul ciglio della strada e li invita a posare nel suo studio. Dipingendoli a grandezza naturale in spregio a tutte le regole accademiche di quel periodo che volevano i quadri grandi per soggetti importanti.
Courbet è debitore di Gericault "..tutti noi (realisti) siamo saliti sulla zattera della medusa.." proprio perchè Gericault aveva rappresentato dei disperati con un quadro gigante.
Proudhon considerò gli spaccapietre come una critica alla civiltà occidentale che trasformava l'uomo in un'automa nella meccanica ripetizione degli stessi gesti.
I volti dei protagonisti non si vedono, sono come degli automi...possono anche essere interpretati come figure simboliche. Per loro non c'è nessuna speranza di un futuro migliore (perchè lo sfondo del quadro è quasi tutto buio .. tranne un piccolo sprazzo di cielo a destra)
Funerale ad Ornans (o sepoltura) 1849
Un quadro di 3,14 metri per 6,64m. Dipinto nel granaio del nonno perchè in studio non ci stava. Il soggetto è la sepoltura di un contadino, forse un parente di Ornans. Nel quadro ci sono 50 figure tutte dipinte a grandezza naturale e tutte riconoscibili. I volti ritratti sono di amici, parenti del pittore dei concittadini che arrivarono a pagare per essere ritratti.
Questo dipinto generò una polemica (e fu rifiutato all'esposizione internazionale di Parigi nel 1855 assieme agli Spaccapietre) perchè un cane che sembra capitato lì per caso, è stato dipinto in un posto di rilievo (in mezzo e davanti). Inoltre lo spettatore aveva come l'impressione di cadere nella fossa (perchè non c'erano ostacoli tra lo spettatore e la fossa) e lo scandalo ci fu anche per l'uso del grande formato usato per raffigurare una scena di vita contemporanea in spregio a tutte le gerarchie.
Infine un'altra fonte di polemica fu il viso delle donne tutto rugoso
Ritratto di Pierre-Joseph Proudhon
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martedì 15 gennaio 2013
Il Realismo / I Macchiaoli
Il Realismo -> fu un movimento culturale artistico sorto nel 1840 in Francia che vide tre esponenti di spicco che furono: Courbet, Daumier e un terzo di cui non ho capito bene il cognome.
Il realismo ebbe come campo d'indagine la realtà quotidiana con più attenzione alla classi più umili perchè aveva come ispirazione Marx.
Il 1855 fu l'anno di maggior importanza per il realismo per ben due motivi: Il primo motivo fu che Courbet aveva proposto dei suoi quadri realisti all'esposizione universale di Parigi ma i quadri furono rifiutati (nella prossima lezione vi spiegherò il perchè) e di conseguenza organizzò a sue spese (25.000 franchi...una spesa che segnò il tracollo finanziario di Corubet)una mostra alternativa.
Ci fu l'esposizione pubblica dei pittori di Barbizone che erano dei pittori che dipingevano (dagli anni '30) nella foresta di FontaineBleau all'aria aperta (e poi finendo il lavoro nel loro studio) gettando le premesse del paesaggio Impressionista.
Il realismo era un'arte che aveva come finalità quella di dipingere soggetti reali con una particolare attenzione alla classi sociali disagiate e alcuni dei pittori diedero scandalo perchè se solitamente i quadri grandi erano riservati ai soggetti più importanti (religiosi, mitologici o di personalità potenti), loro invece dedicarono questi grandi quadri a povera gente rompendo così con i tabù del pensiero accademico.
I Macchiaoli
I macchiaoli erano pittori che rappresentarono il più importante momento del realismo in Italia e che furono la variante italiana dell'impressionismo. Tra questi ricordiamo Fattori Giovanni, Silvestro Lega e Telemaco Signorini.
Come gli impressionisti, anche i Macchiaoli italiani (che si riuniscono al Cafè di Michelangelo a Firenze) hanno in comune il fatto di: dipingere dal vero, usare colori luminosi ma a differenza degli impressionisti usano macchie di colore che costruiscono la figura e non pennellate o tocchi frammentati. I macchiaoli rimangono legati alla tradizione italiana e non dissolvono la forma (come ha fatto Monet per la cattedrale di Ruen .. ricordate?)..un'altra similitudine con gli impressionisti è che usano colori puri e complementari.
La rotonda di Palmieri
Un gruppo di soldati del risorgimento (ignoro il titolo dell'opera...scusate)
La prossima volta...Gustave Courbet!!
Il realismo ebbe come campo d'indagine la realtà quotidiana con più attenzione alla classi più umili perchè aveva come ispirazione Marx.
Il 1855 fu l'anno di maggior importanza per il realismo per ben due motivi: Il primo motivo fu che Courbet aveva proposto dei suoi quadri realisti all'esposizione universale di Parigi ma i quadri furono rifiutati (nella prossima lezione vi spiegherò il perchè) e di conseguenza organizzò a sue spese (25.000 franchi...una spesa che segnò il tracollo finanziario di Corubet)una mostra alternativa.
Ci fu l'esposizione pubblica dei pittori di Barbizone che erano dei pittori che dipingevano (dagli anni '30) nella foresta di FontaineBleau all'aria aperta (e poi finendo il lavoro nel loro studio) gettando le premesse del paesaggio Impressionista.
Il realismo era un'arte che aveva come finalità quella di dipingere soggetti reali con una particolare attenzione alla classi sociali disagiate e alcuni dei pittori diedero scandalo perchè se solitamente i quadri grandi erano riservati ai soggetti più importanti (religiosi, mitologici o di personalità potenti), loro invece dedicarono questi grandi quadri a povera gente rompendo così con i tabù del pensiero accademico.
I Macchiaoli
I macchiaoli erano pittori che rappresentarono il più importante momento del realismo in Italia e che furono la variante italiana dell'impressionismo. Tra questi ricordiamo Fattori Giovanni, Silvestro Lega e Telemaco Signorini.
Come gli impressionisti, anche i Macchiaoli italiani (che si riuniscono al Cafè di Michelangelo a Firenze) hanno in comune il fatto di: dipingere dal vero, usare colori luminosi ma a differenza degli impressionisti usano macchie di colore che costruiscono la figura e non pennellate o tocchi frammentati. I macchiaoli rimangono legati alla tradizione italiana e non dissolvono la forma (come ha fatto Monet per la cattedrale di Ruen .. ricordate?)..un'altra similitudine con gli impressionisti è che usano colori puri e complementari.
La rotonda di Palmieri
Un gruppo di soldati del risorgimento (ignoro il titolo dell'opera...scusate)
La prossima volta...Gustave Courbet!!
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