giovedì 15 ottobre 2026

Povertà e umiltà

Gesù le spiega che solo in un'anima che ha completamente perso ogni gusto proprio, vivendo la povertà integrale e più profonda, Egli può riversare tutti i gusti divini e farle vivere il Paradiso e la felicità già su questa terra. Fare dentro di sé il vuoto totale, rinunciando soprattutto alle proprie idee. Libro di cielo volume 6, capitoli 87-88, 6 e 22 Dicembre 1904, 27 Settembre 2018

06 Dicembre 1904 Il principio della beatitudine eterna è il perdere ogni gusto proprio.

22 Dicembre 1904 Quanto più l’anima è vuota ed umile, tanto più la luce Divina la riempie e le comunica le sue grazie e perfezioni.


In questi due capitoli sono chiaramente sintetizzabili con due importantissime virtù senza le quali è impossibili accedere alla perfezione. La povertà e l'umiltà. Povertà non soltanto di beni materiali (non nel senso di vendere tutto ma il rapporto con i beni materiali deve essere evangelico e distaccato), se uno ha gusto terreni e li sfoga può dimenticare di avere accesso ai gusti celesti perchè per i gusti del cielo, i gusti materiali vanno tenuti in conto di sterco. Non solo ma anche i gusti spirituali vanno deposti nei mani dell'Altissimo, il principio della beatitudine è perdere il gusto proprio. O cresce un gusto o l'altro, non c'è possibilità di fuga. Qui occorrono atti su atti su atti di mortificazioni di privarsi di piaceri, non lamentarsi di contrarietà di vario genere e varie.

Gesù avverte questo processo è un processo doloroso (".. Ogni anima che entra nel porto della beatitudine eterna, non può essere esente da questo punto doloroso, sì, ma necessario,.."), la vita nella Divina Volontà presuppone tutti gli insegnamenti classici sul cammino ordinario di perfezione. Beati i poveri in spirito sono quelli che non sono attaccati a nulla interiormente, non è quello che si ha (per necessità), è chiaro per le cose non necessarie abbasserà il livello. Non dobbiamo agire per piacere agli uomini ma al Signore. Distacco interiore. Il Signore a chi si dispone lo aiuta.

"..non voglio che la loro beatitudine abbia inizio lassù nel Cielo, ma voglio che inizi quaggiù in terra; e non solo voglio riempirle della felicità, della gloria del Cielo, ma voglio riempirle dei beni, dei patimenti, delle virtù che ebbe la mia Umanità in terra,.." Gesù

Chi vive la vita nella Divina Volontà sperimenta l'eden terrestre (con la croce), la vita nella DV è perfezionamento o completamento reale come lo sviluppo di un'albero. A fianco di questa povertà (interiori, affettivi, spirituali ecc....) c'è l'umiltà. Tanto l'anima è più vuota ed umile, tanto più la riempe. Non c'è niente più di necessario per camminare dietro a Gesù di rinunciare o essere flessibili delle proprie idee perchè spesso dietro a forme di rigidità spesso ci sono le proiezioni dei nostri problemi che ci portiamo dietro (paure, insicurezze, ecc...); quando uno vuole tendere alla perfezione deve rinunciare alle proprie idee ben precisa. Lasciamo le porte aperte, siamo aperti alle cose diverse. Le rigidità interiori sono un cattivo segno perchè lo Spirito Santo non ha timore di confrontarsi con stili diversi.

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