Settima meditazione, Esercizi spirituali DV, Loreto 26-29 aprile 2026 - don Pierpaolo Maria Cilla
In questo cammino di risalita dalla caduta verso la vita piena. In questa meditazione vogliamo affacciarci su un tema con il quale abbiamo a che fare tutti i giorni: la ricaduta. Ma il Signore ci chiama alla fedeltà nella ricaduta. Il fiat che non si ritira. Dio cerca la buona volontà, una persona che fa seriamente il proposito e si impegna a vivere nella divina volontà. Al resto ci pensa Lui, lavorerà nei tempi che Lui stabilirà.
8 Settembre 1904
Lo scoraggiamento uccide più anime che il resto degli altri vizi. Il coraggio fa rivivere ed è l’atto più lodevole che l’anima possa fare. (sesto volume)
“Figlia mia, non sai tu che uccide più anime lo scoraggiamento che il resto degli altri vizi? Perciò, coraggio, coraggio, ché come lo scoraggiamento uccide, così il coraggio fa rivivere ed è l’atto più lodevole che l’anima possa fare, perché mentre si sente scoraggiata, dallo stesso scoraggiamento prende coraggio, disfa se stessa e spera; e disfacendo se stessa, già si trova rifatta in Dio.” Gesù (in risposta ad uno scoraggiamento di Luisa)
Gesù ci sta dicendo che nel momento in cui ci sentiamo caduti a terra e falliti, quello è il momento di alzare lo sguardo al Signore e di riprendere le sue mani che rimangono sempre tese verso di noi. Lo scoraggiamento può venire ma restare in esso è un'atto di umana volontà e di orgoglio. Fatti sollevare dal Signore. Nel libro dei proverbi c'è scritto che il giusto cade e si rialza, il malvagio cade ma non si rialza.
9 Novembre 1931
Come Dio tiene stabiliti gli atti della creatura.
Atto operante ed incessante della Divina Volontà.
Chi non fa la Divina Volontà resta senza Madre e rimane orfana e derelitta. ( 30° volume)
"..Oltre a ciò, tu devi sapere che l’anima senza la mia Divina Volontà, è come un fiore colto dalla pianta; povero fiore, gli hanno tolto la vita, perché non è più legato alla radice e, distaccato, non riceve più gli umori vitali, che come sangue circolavano e lo mantenevano vivo, fresco, bello, odoroso, perché ha perduto la radice che come madre lo amava, lo alimentava e lo teneva stretto al suo seno e mentre la radice se ne sta sotto terra, come sepolta viva per dar vita ai fiori, figli suoi e far fare loro la bella comparsa, tanto d’attirare l’attenzione umana col loro dolce incanto, invece il fiore, appena viene colto dalla pianta, come se avesse perduto la madre, pare che si atteggi a mestizia, perde la sua freschezza e finisce coll’appassire.
Tale è l’anima senza la mia Divina Volontà, si distacca dalla radice divina, che più che madre l’amava, l’alimentava e mentre vive come sepolta, vive in tutti gli atti suoi e nel fondo della sua anima per somministrarle gli umori divini, che come sangue fa circolare in tutti gli atti suoi, per mantenerla fresca, bella, profumata dalle sue virtù divine, tanto da formare il più bello e dolce incanto alla terra ed a tutto il Cielo…………………………..Sicché si può chiamare povera orfanella derelitta, senza tutela e forse in mano di nemici e tiranneggiata dalle passioni del proprio io.
Oh! se la radice avesse ragione, quante grida strazianti di dolore emetterebbe nel vedersi strappare la vita dei suoi fiori costringendola, come madre sterile, a rimanere senza la corona dei figli suoi? Ma se non piange la pianta, piange la mia Volontà nel vedere tanti suoi figli orfani, ma orfani volontari, che sentono tutte le pene dell’orfanità, mentre la loro Madre vive e non fa altro che rimpiangere e chiamare intorno a Sé la corona dei figli suoi.»
La Divina Volontà piange i suoi figli, li chiama a riattaccarsi a Lei. E nel Vangelo di san Giovanni dice Gesù che è la vite e noi siamo i suoi tralci. Senza di Gesù non possiamo far nulla di prezioso agli occhi di Dio. Di fronte a tutte le nostre ricadute Gesù ci aspetta con la misericordia in mano.
21 Luglio 1935
Le pene più intime e più dolorose di Gesù sono le attese. Sue invenzioni, deliri, ritrovati d’amore. ( 33° volume)
Luisa (tra le braccia della Divina Volontà) sta aspettando la venuta di Gesù sensibile e ciò le crea un martirio. Poi, quando Gesù arriva le mostra una sua ferita e dice:
«Figlia mia, coraggio, anche il tuo Gesù soffre e le pene che Mi danno più dolore sono le pene intime, che Mi fanno versare Sangue e fiamme, ma la mia pena maggiore è la continua attesa, i miei sguardi sono sempre fissi sulle anime, se vedo che una creatura è caduta nel peccato aspetto e riaspetto il suo ritorno al mio Cuore, per perdonarla e, non vedendola venire, aspetto col perdono nelle mie mani, quell’aspettare Mi fa rinverdire la pena e Mi forma un tale tormento, da farmi versare Sangue e fiamme dal mio trafitto Cuore, le ore, i giorni che aspetto Mi sembrano anni, oh, come è duro aspettare!...."
Gesù sta aspettando le anime che ritornino a vivere con Lui. Non facciamolo più aspettare, da adesso tutto con Lui. Gli sguardi di Gesù sono fissi anche su di me e te. Gesù non aspetta impaziente ma ci aspetta in modo paziente. Il tormento è di Gesù che dell'anima. Isaia 33,18 : eppure il Signore aspetta per farci grazia. Beati coloro che sperano in Lui. Dove per sperare significa la certezza di confidare in Colui che già ora è già rivolto verso di me.
2 Settembre 1921
Chi esce dal Divin Volere, va incontro a tutte le miserie. Una conoscenza di più prepara l’anima ad un’altra conoscenza maggiore. (13° volume)
Gesù ci dice che se noi ci smarriamo durante il giorno, possiamo perdere la bussola, possiamo dimenticarci di fare gli atti, di mettere un ti amo nelle opere del Fiat.. chi è che non si rassegna quando usciamo dalla casa paterna specie quando lo facciamo platealmente? Dobbiamo scacciare la tentazione di pensare che Gesù non ci veda, ascolti ecc.. quando noi siamo nel dolore, in quel momento il maligno di dice: Dio ci ha abbandonato, ecc... ma non dimentichiamoci quello che è venuto nell'Orto del Getsemani. Gesù che prega e nella Lettera agli Ebrei che per la Sua pietà venne esaudito. Gesù chiede che venga risparmiato il calice della Passione ed è stato esaudito. Noi viviamo le cose in maniera settoriali: ho fame e non capisco più nulla e mi arrabbio con tutti. Non posso pensare a solo quella passione...io dovrei dire: Padre se possibile fammi mangiare, ma quel piatto non ti arriva e sei stato esaudito. Perché in quel digiuno tu sperimenterai la bellezza di una preghiera che nella sazietà non vivevi. Se mi gira la testa o il mal di testa come faccio a pregare? Se nel digiuno noi ci dedichiamo maggiormente alle cose di Dio il mal di testa non viene. Il Padre non ha risparmiato il Figlio dalla Passione ma è stato un passaggio alla perfetta glorificazione. Noi vogliamo a volte l'esaudimento momentaneo di una passione fugace. Facciamo come ha fatto Gesù: Padre, se è possibile passi da Me questo calice ma Tuttavia non secondo la mia volontà ma secondo la Tua Padre. Noi facciamo dipendere la nostra gioia dal fatto che il Signore ci realizzi i nostri sani capricci. E quindi siamo ancora dei bambini a cui bisogna dare il latte. Meglio dimorare sulla soglia della tenda del Signore che non nelle regge del peccato.
MEDITAZIONE DI DON PIER PAOLO MARIA CILLA
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